sabato 26 aprile 2014
QUANDO CONOBBI GLI ESARCHI.
E' passato non molto tempo, da quando feci conoscenza con gli Esarchi di Ravenna. Una lettura gradevole, un senso di lieto trascorrere storico, mi prese per mano, e per le vie lastricate di Ravenna, in Agosto, rese come fiumi di lava dalla vampa, andai avanti e indietro, per la capitale dell'Esarcato. Mi resi conto poi, che la lettura piu' bella, in fondo non dura che una passeggiata, e dovetti ricominciare d'accapo a sfogliare Gli Esarchi Italiani del Professore Giorgio Ravegnani. Alla fine dunque, feci conoscenza con Isacio, anche se altri mi passarono davanti, ma Isacio, non so, mi lascio' il segno nel cuore, un colpo d'amicizia puro, e molto mi rattristai, quando giunsi al momento della sua dipartita, e si..Non volevo avanzare nella lettura, ma dovetti farlo. E così davvero giunse Agosto, e andai a Ravenna, questa volta usando binari e strade cementate, ma una volta li, ecco che rifiorì l'antica citta', bella vestita d'oro e di luce, silenziosa e sommessa, con i suoi capolavori celati dentro mattoncini rossi, quasi a nascondersi. Preso dal calore, dallo stupore per tanti tasselli infiniti, quando giunsi a San Vitale, girai come un'ape sbandata, da fiore a fiore, da mosaico a mosaico e mi ritrovai seduto in fine, su una delle panchine della stazione. Avevo ronzato per ore, inebriato di Bisanzio! Sul treno, mentre il rumore delle rotaie ogni tanto cresceva, un senso di malinconia crebbe come un'erbaccia..Mancava qualcosa, un dannato qualcosa, che poi si tramuto' in qualcuno..Mancava qualcuno si! Dopo tanto pensare, ecco che il riflesso del mio viso sul finestrino si trasformo' in un sorriso di rassegnazione...Isacio! Avevo dimenticato di far visita alla sua tomba che giace nella grande Chiesa di Giustiniano e Teodora...Ma in fondo, nutrivo una speranza ancora, certa e assoluta; sarei tornato un giorno a vedere la tua candida pietra, poggiarci la mano e dirti; "Che la terra ti sia lieve, Isacio".
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